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marzo 23rd, 2017 by derdone

La raccolta illegale del gioco d’azzardo

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“Il decreto di sequestro probatorio di cose costituenti il corpo di reato deve essere sorretto, a pena di nullità, da idonea motivazione in ordine al presupposto della finalità perseguita per l’accertamento dei fatti”. Questo è stato ribadito dalla Corte di Cassazione che ha confermato il sequestro di un totem, denominato Shoponline ed anche della somma in contanti di 70 euro, sequestro emesso dal Pubblico Ministero del Tribunale del riesame di Ferrara. La Corte, così, conferma la legittimità del sequestro di un totem illegale utilizzato per il gioco online.

La ricorrente ritiene questo sequestro illegittimo, che non c’entra nulla con i casino italiani, per la “insussistenza degli illeciti ascritti”, poiché ciò che è stato sequestrato sarebbe semplicemente una postazione di accesso ad internet ed il rapporto tra il cliente ed il bookmaker avverrebbe senza alcuna attività di intermediazione da parte dell’esercente, posto che l’interfaccia dell’Internet Point offrirebbe risorse raggiungibili e che, in ogni caso, non sarebbe stata accertata la intermediazione. Questo secondo la difesa.

Ma la Corte di Cassazione ritiene, invece, che le motivazioni dei Giudici di merito appaiano ben articolate e, sopratutto, assolutamente immuni da vizi, ed in ogni caso tali motivazioni sembrano non essere mancanti o soltanto apparenti. Infatti, il Tribunale del riesame ha argomentato la sussistenza della questione costituita anche dagli esiti del sopralluogo eseguito dalla Guardia di Finanza e dalle dichiarazioni di un giocatore che aveva riferito di aver ricevuto istruzioni per il gioco da una dipendente dell’esercizio gestito dalla ricorrente: oltretutto, veniva pure spiegato che i punti eventualmente accumulati con il gioco potevano contribuire alla riscossione di premi.

Da questo si poteva desumere, senza ombra di dubbio, che all’interno dell’esercizio, non quindi un casino in spagna, era presente una apparecchiatura elettronica dotata di monitor con tecnologia touchscreen, come detto denominata Shoponline, dotata di disposizione per l’introduzione delle banconote che consentiva di accedere, tramite Google, ad un sito internet per mezzo del quale era possibile effettuare giocate che consentivano vincite, anche se non in danaro, ma piuttosto vincita di beni presenti nel negozio online.

Su questo punto i provvedimenti impugnati hanno ravvisato un insieme di elementi indiziari che si possono racchiudere, secondo i Giudici, nell’insieme degli artt. 718 Cod.Pen. e 4 L.401/89, motivando così adeguatamente sia relativamente alla presenza di una organizzazione costituita dal collegamento dell’apparecchio alla rete internet e, tramite questo, ad una piattaforma di raccolta di gioco a distanza. Altro elemento, l’installazione del totem da parte di una società diretta alla raccolta vietata di gioco a distanza, in forme non autorizzate, sia in relazione al fine di lucro, poiché è sufficiente la presenza di un guadagno apprezzabile e confutando sulla base di specifiche emergenze costituite dalle dichiarazioni di un cliente ed anche della stessa ricorrente, la tesi della difesa sull’estraneità dell’esercente che si limita a fornire l’accesso ad internet.

Secondo la Corte di Cassazione e secondo la giurisprudenza, si ravvisa un reato l’installazione presso esercizi pubblici, in assenza di autorizzazione rilasciata dall’Amministrazione di riferimento, di apparecchi terminali collegati alla rete internet per effettuare giochi d’azzardo a distanza. Questo dice la sentenza della Corte.